Chieri e il suo territorio


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“Scrigno grande” della storia chierese è il Libro Rosso: pietra fondante e primo deposito della memoria di stato. Composto nel 1277, ma interpolato e accresciuto, appartiene alla tipologia documentaria dei Libri iurium cui i comuni affidarono la memoria storica della loro politica territoriale fin dall’inizio del Duecento. Il nostro contiene le tracce legali delle prime franchigie ottenute dalla curtis di Chieri nel 1168, dell’autonomia sancita da Federico II nel 1234, di tutte le tappe di crescita e consolidamento della figura politica che un gruppo di comunità e di signori feudali vollero realizzare sul territorio oggi indicato come ‘chierese’; non per caso si chiude là dove la loro iniziativa non fu più in grado di esprimere azioni politiche, alla fine del medioevo.

 

La dimensione raggiunta dal distretto di Chieri è descritta negli Statuti del 1313 attraverso l’evocazione di una mappa mentale del territorio. Con procedimento insolito,perché nettamente centripeto, la si racchiuse: “dalla porta di Moncalieri in qua, dal ponte di Torino in qua, da Gassino in qua, da Rivalba in qua, da Albugnano in qua, da Carmagnola in qua, da Castelnuovo e da Villanova  d’Asti in qua”, mentre, all’interno, gli spazi pertinenti alle comunità sono nominati in progressione avvolgente dalla periferia al centro: Pecetto, Revigliasco, Trofarello, Cambiano, Santena, Villastellone, Baldissero, Pavarolo, Bardassano, Tondonico, Ostero, Polmoncello, Sciolze, Vernone, Vergnano, Cinzano, Moncucco, Moriondo,
Mombello, Arignano, Marentino, Avuglione, Montaldo, Andezeno. Un tale indice di luoghi non trova costrutto spaziale se non nella rete di strade che, dipartentesi da Chieri, raggiungeva i confini sopra nominati. Ebbene, questa è la stessa tecnica con cui un secolo dopo (1457) fu eseguito il rilievo rappresentato -questa volta graficamente- nella “Carta dell’impiccato”: una mappa dove l’insieme apparentemente casuale di ‘vedute’ di paesi, castelli e casali risulta di fatto innestata su una rigorosa graticola di visuali e di riferimenti topografici incrociati, capaci di orientare perfettamente il lettore.

 

Dai committenti del Libro Rosso ci perviene la volontà di comunicare con esattezza i complessi passaggi diplomatici che accompagnarono la costruzione del distretto a partire dal primo blocco di feudi pervenuti dai Biandrate. Vi fece seguito la serie di dedizioni spontanee o quasi, di piccole comunità già dotate di forme di rappresentatività elettiva (Riva, Covacium), di signori rurali minacciati dal potere di Asti (i Baldissero, i Gorzano, i Revigliasco); di contrattazioni più complesse con cui furono indotti taluni consortili dei dintorni a cedere località intere e altre in forma parziale (Revigliasco, Andezeno, Arignano). A loro fu imposto il cittadinatico (habitaculum) che ne obbligava il domicilio nel borgo e la partecipazione alla guerra; mentre liberava i contadini dei villaggi da prestazioni e carichi feudali, sostituiti dalla taglia periodica da spartire a giudizio dei propri rappresentanti. Ma la realizzazione del distretto comunale è il frutto della pianificazione del progetto integrato di sfruttamento agrario, funzionale al consumo del centro urbano. Di questo furono i contadini a portare il peso. Sradicati da villaggi e tetti nativi, furono trasferiti altrove: in villaggi nuovi con ricetto, casali recintati, qualche villanova a produzione programmata. Lì costruirono in nuce il paesaggio che conosciamo.


 

Al tema del territorio chierese sono dedicate tre teche: nella prima la cosiddetta “Mappa dell’impiccato” (1457) con il video collegato e la sentenza arbitrale sui confini tra Trofarello e Pecetto (1505), anch’essa dotata di video esplicativo. Nella seconda, accanto all’inconfondibile “Libro rosso”, cui è dedicato il terzo video di approfondimento, un catasto del quartiere Arene (1437), aperto sulla pagina di Cambiano. Alla terza, dedicata a Riva presso Chieri, sono connessi due video, centrati sulle origini della comunità e sulle franchigie ottenute.

 

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