Governare le città


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Nel comune medievale gli statuti sono una raccolta di norme fondamentali redatte da giurisperiti per volontà della classe dirigente di un dato luogo. Infatti un territorio si poteva dominare solo attraverso leggi e disposizioni certe. Gli statuti, quindi, descrivono il funzionamento di quella sorta di città-stato che fu il comune nel periodo medievale: si spiegano le funzioni e la composizione del consiglio, il ruolo dei funzionari, degli addetti alla difesa, si evidenziano norme commerciali, di diritto privato e norme penali e di gestione del territorio del contado.
Nel territorio tra Torino e Asti troviamo anzitutto gli statuti di Chieri, tripartiti in volumi del secolo XIV, quelli di Buttigliera d’Asti, di Villanova, di Sciolze. Gli statuti di Chieri, redatti nel 1311, contengono norme atte a garantire “il buono e pacifico stato degli uomini di Chieri e del territorio”, nel rispetto formale di un’autorità lontana come quella dell’Imperatore. Il testo si compone di ben 392 capitoli. I primi illustrano gli organi e l’organizzazione del consiglio, dei ragionieri, delle guardie notturne, dei banditori, dei custodi delle taverne, delle guardie campestri, ecc. Molti capitoli sono dedicati a sedare la violenza tra i cittadini comminando sanzioni pecuniarie.
Si regolano pesi e misure, si prescrive l’utilizzo della moneta astese negli scambi, si disciplinano le osterie e le macellerie. Un capitolo apposito elenca con precisione le feste religiose da osservarsi a Chieri. Norme igieniche sono stabilite per impedire l’inquinamento dei corsi d’acqua. Inoltre, si dettaglia la modalità della manutenzione dei fossati e dei barbacani delle mura di cinta. Una disposizione vieta di ospitare entro le mura le prostitute. Molto importante la definizione dei confini del distretto di Chieri. Ai religiosi domenicani e francescani si donano le cappe, segno dell’apprezzamento della presenza dei nuovi ordini mendicanti.
Si tratta, dunque, di una varietà di argomenti che nei decenni successivi comportò anche la redazione di aggiunte al testo, con modifiche e integrazioni. Come avviene tuttora con le leggi che modificano la Costituzione della Repubblica. Gli Ordinati del Consiglio sono la principale serie documentaria in un archivio comunale. Si tratta delle deliberazioni del consiglio,che periodicamente si riuniva (come oggi) per valutare situazioni, problemi, necessità. Negli archivi dei Comuni del Chierese sono conservati in genere dal secolo XV, segno di una raggiunta autonomia comunale (tranne alcuni casi). A Chieri la serie è molto ricca: il più antico volume risale agli anni 1328-1329. Nel 1937 lo studioso Paolo Brezzi ne curò l’edizione (trascrizione e stampa). Il podestà dell’epoca era Ugheto de Solario. Dalle pagine del volume emerge la vita di Chieri, quella amministrativa, ma anche quella degli abitanti. Si nominano ufficiali, si leggono lettere del vescovo e dei signori piemontesi. Si trattano, per esempio, il campanile di San Giorgio, la milizia locale, le ambascerie. Compaiono i “sapientes”, sorta di commissari nominati per risolvere questioni specifiche. Le sedute del consiglio chierese nei secoli XI-XIII si svolgevano nella chiesa di San Guglielmo e in seguito in una casa sul lato est di piazza Mazzini. Le adunanze erano precedute dal suono della campana e dal richiamo di un banditore. Il podestà (o il vicario) presiedeva i lavori, rammentando l’ordine del giorno e invitando i consiglieri a deliberare. I volumi dei secoli XIV e XV hanno una coperta di pergamena e sono costituiti di alcuni quinterni di fogli scritti in grafia gotica documentaria.


 

Tre le teche dedicate. Nella prima gli Statuti civili di Chieri (1311) e gli Statuti civili, criminali e di campagna di Villanova d’Asti (1414). Nella seguente, gli Ordinati del Consiglio di Chieri (1437-1439) affiancati dagli ordinati del Consiglio di Poirino (se. metà del sec. XV). Nella teca 6 gli statuti della Camparia di Chieri (1348), cui è connesso il video esplicativo, e il Libro delle Citazioni (Chieri, 1503)

 

 

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