Progetto


Una città e un territorio aperti alle influenze d’oltralpe: così si presentava nel suo periodo d’oro (dalla seconda metà del XIV secolo fino alla fine del XV secolo) Chieri e con i borghi e i villaggi limitrofi.

Nonostante fossero ormai entrati, con l’atto di dedizione del 1347, nell’orbita del Ducato Sabaudo (che ormai stava espandendo il suo dominio sul territorio piemontese), Chieri e il Chierese continuarono a godere di una notevole indipendenza e autonomia politica, dovuta all’intraprendenza e ai successi economici delle famiglie più illustri di mercanti e banchieri, che avevano rapporti e scambi culturali e commerciali con le più raffinate corti europee dell’epoca.

Questo permise nel periodo storico noto in arte come Gotico Internazionale (o tardo gotico), in cui viene elaborato e condiviso a livello di elites culturali europee un linguaggio comune, che Chieri e il suo territorio diventassero un importante luogo di confronto e incontro tra l’arte e la cultura piemontese e lombarda (presente tramite la vicinanza anche geografica con il Marchesato del Monferrato e le influenze del Ducato di Milano) con quella cosiddetta “nordica” d’oltralpe (fiamminga e borgognona in primis).

Le recenti ricerche storiografiche e le conseguenti pubblicazioni, così come gli importanti e numerosi restauri del patrimonio culturale del Chierese effettuati nell’ultimo ventennio, hanno permesso di evidenziare e approfondire questo “centro di dialogo” tra il Chierese e l’Europa.

I segni di questo incontro e confronto sono ancora oggi riscontrabili, nonostante le spoliazioni, le vendite e le perdite avvenute nei secoli, nelle straordinarie opere e testimonianze di quel periodo (architettura, pittura, scultura e oreficerie) conservate sia nel territorio chierese che in importanti musei e collezioni d’arte italiane e straniere.

Queste testimonianze e opere d’arte sono contenute i quei preziosi “scrigni d’argilla” che sono gli edifici civili e religiosi del Tre-Quattrocento, caratterizzati dall’uso e dalla lavorazione del cotto.

Nel Chierese l’argilla era infatti presente fin dall’antichità ma trovò la sua massima espressione artistica nelle decorazioni in cotto tra XIV e XV secolo con le fornaci medievali presenti in particolare a Chieri e a Cambiano, nelle quali venivano prodotte formelle e stampi che diverranno un vero e proprio “marchio di fabbrica” nel tardo medioevo piemontese.

Ognuno di questi beni culturali rappresenta allo stesso tempo non solo un capolavoro di architettura, ma anche di arte figurativa ed esprime un legame profondo con il paesaggio cittadino ed agrario circostante.

L’argilla infatti rappresenta inoltre ancora oggi un elemento caratterizzante del paesaggio del Pianalto (400 kmq di terre argillose, uno dei più ricchi depositi del Nord Italia) e una chiave di lettura di questo territorio, ma anche una trasmissione di saperi che dall’epoca romana è giunta fino a oggi attraverso le fornaci ancora attive e le botteghe dei ceramisti che con le loro produzioni rinnovano queste conoscenze e rappresentano tuttora una significativa risorsa per l’economia locale.

L’obbiettivo del progetto Scrigni d’argilla. Segni d’arte europea nel Tre-Quattrocento chierese è quello di ricreare “il centro di dialogo” tra i soggetti attivi di oggi (enti e associazioni) e i soggetti attivi del passato (i manufatti), utilizzando tutti gli strumenti di comunicazione, di conoscenza e di valorizzazione del patrimonio diffuso di beni culturali della città di Chieri e del suo territorio che, ormai recuperati e restaurati, grazie ai finanziamenti di enti pubblici e privati attendono soltanto di essere fruiti da un pubblico non solo locale.


Comitato scientifico

dott. Giovanni Donato (coordinatore) – Storico dell’arte

dott. Simone Baiocco – Conservatore Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica

dott.sa Enrica Pagella – Direttore Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica

dott.sa Silvia Piretta – Storica dell’arte – Università di Torino

prof. Carlo Tosco – Docente Politecnico di Torino