Volti e voci


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All’inizio del Trecento il burgus di Chieri appariva come una “quasi città”: circondato da mura, aveva un elevato numero di abitanti – circa 12.000 – ed un territorio molto esteso. Nel suo distretto, Villastellone contava circa 280 abitanti, Cambiano 160 (400 nel 1437), Pecetto 5-600; Poirino – fuori dalla giurisdizione di Chieri – ne avrà circa 1100 nel 1486 (276 capifamiglia).

 

Vita cittadina

Sede di un vivace mercato e di una ricca e potente pieve, la città nel basso medioevo si presenta dinamica, intraprendente, ricca e colta. Nelle botteghe artigiane si lavorano metalli, cuoio e tessuti, si fabbricano stoviglie. Nelle piazze del Mercadillo, del Borgo e della Beccheria (p. Umberto I) si svolge un mercato permanente vivace ed affollato. Sui banchi si trovano le merci più disparate e preziose. Alla base delle molte torri e nella casana (oggi La Pace) i banchieri/usurai imprestano denaro a pegno e si avviano ad estendere oltralpe l’attività feneratizia che nel Quattrocento farà di Chieri una città ricchissima e molto bella. Alle modeste case e alle tettoie col tetto in paglia si sostituiscono costruzioni in mattoni e lussuosi palazzi signorili. Ovunque si innalzano torri, si stanziano nuovi conventi, si ammodernano chiese.

 

Gli Statuti della camparia

Alle porte della città, rinnovate nel XIV secolo, è un incessante andirivieni di contadini – che costituiscono la maggior parte della popolazione – con carri e carrettoni trasportano i prodotti della campagna. La loro attività è tutelata e regolamentata dagli Statuta campariae.

 

I testamenti

Tutti parlano in dialetto, ma la cultura e la scrittura – sempre e solo in latino – sono in mano a notai, avvocati, banchieri. Le loro case sono abbellite da opere d’arte. Molti, nell’imminenza della morte, lasciano i beni agli ospedali, alle chiese e ai monasteri.

 

Acta Criminalia, Inventari

E’ un mondo in cui convivono nobili, mendicanti, chierici, vagabondi, meretrici, usurai e nullatenenti, ufficiali del comune e monaci amanuensi. Una società maschilista e molto violenta: risse, accoltellamenti, omicidi, rapine, stupri, insulti sono vivacemente e dettagliatamente raccontati negli Acta criminalia, i libri che più di tutti sono fonte inesauribile e preziosissima per conoscere la gente del territorio e la vita quotidiana. Una certa importanza documentaria rivestono gli inventari redatti dai notai. Non se ne conservano molti: notevole quello della potente famiglia chierese Valfredi (1374, Torino, Archivio di Stato) e quello di Giacomo Marchisio di Moriondo (1429, Archivio dell’Ospizio di Carità di Chieri).

 


 

Ai volti e alle voci, o per meglio dire ai testamenti e agli inventari, sono dedicate due teche. Nella prima si trova il testamento di Giovanni Villa (1458) che destina 300 fiorini per il Presbiterio e l’inventario di Giacomo Marchisio di Monterotondo (Moriondo), 20 aprile 1429, connesso al primo video di approfondimento. Nella teca successiva il testamento di Benedetto Broglia De Gribaugenghis, cui è dedicato il secondo video. Il terzo video è dedicato a un excursus proprio tra persone e volti che emergono dai catasti chieresi

 

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