Chiesa di Santa Maria dei Morti

La chiesa è una pieve romanica, un edificio sacro eretto a beneficio della “plebs” rurale, formata dalle comunità sparse delle campagne.
Subì la sorte di altre pievi (Buttigliera, Pecetto, Andezeno): con la concentrazione delle abitazioni attorno al castello feudale, la nuova posizione decentrata le fece perdere via via importanza, riducendola alla funzione di cappella cimiteriale.
L’ARCHITETTURA E I PRINCIPALI INTERVENTI STORICI
L’edificio è rettangolare (12 metri x 6) e termina con una piccola abside semicircolare.
La facciata e i muri perimetrali sono costruiti, secondo i criteri dell’epoca, con mattoni e blocchi di arenaria, ordinatamente disposti fra di loro.
La parte superiore dell’intero edificio è contornata da archetti semplici o incrociati.
L’abside esternamente è caratterizzata da quattro colonnine con capitello.
Il fronte risulta la parte più interessante e movimentata, in quanto contornata superiormente da una fascia di archetti incrociati e lateralmente da due lesene.
Al di sotto, protetto da un tettuccio, il corpo centrale è avanzato rispetto al filo della facciata e si compone di un arco a tutto sesto, una lunetta sottostante ed un portale in arenaria contornato da due esili colonne.
Sui blocchi costituenti il portale sono visibili tracce di decorazioni scultoree a motivi vegetali, tipica ornamentazione dell’architettura romanica anche del chierese (San Domenico, San Leonardo).
L’interno si presenta quasi del tutto spoglio, ma acquista singolare importanza per il gruppo di affreschi che ne decorano la parte absidale, attribuiti a due artisti diversi, tra cui Guglielmetto Fantini, pittore chierese attivo nella prima metà del XV secolo (con sicurezza dal 1435 al 1450), autore del grande ciclo pittorico del battistero di Chieri e di parte di quello della chiesa di San Sebastiano a Pecetto.
I cicli rappresentano nella parte superiore la Pietà tra i Santi, e nella parte inferiore una Madonna del Latte.
Un intervento di restauro risalente al secondo dopoguerra ha cancellato le diverse sovrastrutture barocche aggiunte nel XVII secolo, riportando l’edificio al presunto disegno originale. In particolare sono state riaperte le luci laterali e il catino absidale è stato abbassato alle dimensioni primitive; non è stato invece ripristinato il tetto con orditura a vista, preferendo la conservazione della volta seicentesca.
I restauri più recenti
Gli interventi, finanziati dalla Regione Piemonte, dalla Compagnia San Paolo e dalla Fondazione CRT, sono stati completati nel 2011; all’interno del progetto Scrigni d’argilla è stato eseguito un intervento di manutenzione programmata sugli affreschi dell’abside eseguito nell’estate del 2013 dalla restauratrice Marie Helène Cully.
Hanno riguardato sia la parte esterna, con il consolidamento e recupero degli elementi in cotto ed arenaria, delle feritoie absidali, sia i cicli pittorici dello spazio absidale.
Con il progetto Scrigni d’argilla nell’estate 2013 è stato effettuato un intervento di manutenzione programmata sugli affreschi dell’abside.

