Palazzo Tana

Questo pregevole edificio fu fatto costruire dalla famiglia Tana su una preesistenza in prossimità del Duomo di Chieri agli inizi del XVI secolo.
I Tana costituivano una storica e potente famiglia, giunta a Chieri già alla fine dell’XI secolo.
Alcune delle case medievali e la torre di famiglia sono state demolite per edificarvi l’Istituto S. Teresa alla fine del XIX secolo, mentre è sopravvissuto fino ad oggi il palazzo, che si trova al n. 1 di Via Principe Amedeo.
L’edificio, il principale della famiglia, rimase di loro proprietà fino agli inizi del XIX secolo, e divenne famoso soprattutto per aver visto la nascita di Marta Tana, futura consorte del marchese Ferrante Gonzaga e madre di Luigi Gonzaga (gesuita, 1568-1591).
Il futuro Santo soggiornò per alcuni periodi nel Palazzo ed utilizzò spesso la cappella interna in stile barocco.
Venne venduto per la prima volta nel 1808 passando velocemente sotto più proprietari fino ai Benso di Cavour nel 1811, e con il loro benestare venne adibito così nel 1839 a “Collegio Convitto” per i giovani studenti della città di Chieri.
Dal 1857 in avanti, per eredità il palazzo divenne di proprietà di vari canonici e religiosi.
L’ARCHITETTURA E I PRINCIPALI INTERVENTI STORICI
La costruzione costituisce nell’impostazione originale un complesso architettonico tipico delle famiglie aristocratiche dei commercianti chieresi del rinascimento, con l’abitazione del proprietario, i magazzini delle merci di pregio che venivano acquistate e rivendute, con l’eventuale laboratorio di trasformazione, il tutto arricchito da pregevoli logge o portici, destinati a sale aperte agli affari.
Il palazzo fino al XVIII secolo ha subito svariati interventi strutturali, volumetrici e decorativi, per cui l’aspetto attuale è tipico di una inevitabile sovrapposizione di stili ed elementi di epoche diverse. Oggi il palazzo si presenta come un imponente edificio con pianta a L, al quale si accede attraverso un ampio androne e un portico, affiancati da una scala angolare a quattro rampe su archi e pilastri. In alcuni locali al primo piano si conservano sotto un soffitto in legno una fascia di affreschi di fine seicento, mentre del primitivo loggiato all’ultimo piano verso la via restano solo gli archi tamponati.
Della casa medievale, invece non è sopravvissuto nulla, ad eccezione della cornice in cotto di una finestra quadripartita (di fine quattrocento) che emerge dall’intonaco all’interno di una camera del primo piano a lato dello scalone. E’ immaginabile questo edificio si limitasse al corpo lineare lungo la via, il quale fu in un primo tempo modificato con la soprelevazione del piano del loggiato e dei vari soffitti a cassettoni.
Nel settecento venne ancora ampliato, con l’aggiunta della seconda ala; in quest’ultima fase vennero operati degli sfondamenti per creare l’androne e lo scalone. All’interno è presente una cappella neobarocca che si trova in cima allo scalone d’onore ed è dedicata a San Luigi Gonzaga.
I restauri più recenti
Il Palazzo è stato oggetto di un completo e radicale restauro negli ultimi anni.
Il cantiere è durato tre anni, dall’estate 1999 al 2002 ed hanno riguardato tutte le parti dell’edificio.
Sono stati eliminati tutti i tramezzi, i controsoffitti e le pavimentazioni aggiunte alle originali volumetrie.
Sono state consolidate e ripulite anche tutte le volte in mattoni e in canniccio.
Nella struttura di copertura della manica nord sono state restaurate ed integrate le travi e le capriate di sostegno in legno.
Con dei tagli di volta minimi è stato inserito un vano ascensore nella zona dello scalone.
I solai lignei a cassettoni, in condizione precaria perché deformati sono stati consolidati con una struttura mista di travi IPE.
Le murature portanti, in buone condizioni, sono state consolidate tramite ‘legature’ in corrispondenza di alcune crepe significative.
E’ stato possibile il recupero del portone principale e delle porte della cappella interna.
Tutta la facciata esterna in cotto è stata accuratamente recuperata.
Gli affreschi con le fatiche di Ercole presenti nei saloni aulici (che probabilmente rimandano a Ercole Tana, che richiese i lavori di ampliamento del palazzo preesistente), sono stati in parte recuperati, insieme a stemmi e motivi floreali, dopo un paziente lavoro di restauro.

