Cappella Sant’Amanzio
La cappella dedicata a San Menzio (un martire della legione tebea, secondo la tradizione locale) è stata costruita in un’epoca imprecisata. Viene citata nelle visite pastorali di Monsignor Peruzzi (1584) e dell’Arcivescovo Broglia (1593) come luogo in cui la popolazione si riuniva nella notte dell’Assunta per celebrare della festa. Queste due visite tuttavia non fanno riferimento agli affreschi di gusto gotico risalenti al XIV–XV secolo conservati nella cappella.
L’edificio è un’aula unica a pianta rettangolare di piccole dimensioni. La facciata è in mattoni a vista, scandita da due colonne che delimitano l’ingresso. Costruita “con il concorso di tutta la popolazione ed in modo speciale della famiglia Cercio-Mondino del Parroco Teologo Pagliero e del Sindaco Eugenio Bigalli”, nel 1917 la cappella fu trasferita più a monte di circa 30 metri, per lasciare spazio all’attuale piazza.
Gli affreschi sono stati studiati e descritti da Alessandro Rosboch in un saggio pubblicato nel 1977 sul Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti. Per la datazione e l’attribuzione degli affreschi Rosboch ipotizzava “una matrice lombardo-jacqueriana in collegamento con gli episodi pittorici della zona chierese fra i quali voglio ricordare a Chieri la cappella dei Gallieri, a Marentino la cappella dei SS.Cristoforo e Giacomo, nella frazione Avuglione, ed a Precetto quelli di San Sebastiano”. L’affresco al centro della cappella rappresenta nella parte superiore un’Annunciazione con un Cristo nel tondo. Nella zona sottostante, divisa in tre settori, si riconoscono (grazie alle iscrizioni gotiche che li accompagnano) Sant’Eligio, San Giovanni Battista, San Menzio, San Sebastiano e San Rocco. Sulla parete a destra ritroviamo una Madonna con Bambino.
Secondo Rosboch i committenti della cappella potrebbero essere i Villa di Villastellone, investiti del feudo di Rivalba nel 1434, o i Signori di Rivalba, appartenenti a un altro ramo della famiglia Villa. Gli elementi sono insufficienti e non ci sono documenti d’archivio che vengono in aiuto di queste ipotesi, tanto che lo stesso Rosboch concludeva il suo saggio dicendo “in questa direzione potrebbero spingersi ulteriori ricerche”.
