Casa Bertone
La famiglia dei Bertone costituiva insieme a quelle dei Simeoni, dei Lanfranchi e degli stessi Balbo uno dei quattro rami principali del grande “albergo dei Balbo”. Questa stirpe possedeva e controllava nel tardo Medioevo quasi tutte le case del Quartiere Vairo ai due lati della via maestra (oggi via Vittorio) e dell’omonima via.
La casa è situata al n°4 di via Visca.
La facciata principale su fronte strada si presenta in mattoni a vista e priva di decorazioni (il balcone è una aggiunta).
Attraverso un androne più recente (presumibilmente del XVIII secolo) si giunge nel cortile, su cui affacciano dei ballatoi sorretti da mensoloni in legno.
A congiungere le due maniche del complesso vi è una caratteristica scala-torre (come quella presente a Palazzo Buschetti in via Garibaldi o al Ghetto in via della Pace e soprattutto al numero 48 di via Vittorio, dove vi era la Locanda del Leone).
All’interno di quest’ultima è inserita una scala a spirale che, dal cortile, permette di salire ai tre piani della casa. Di sicuro interesse sono una serie di finestrelle in falso stile gotico, diverse in dimensioni e sfalsate nell’allineamento verticale (si suppone per un estro dell’artista), che danno luce alla rampa interna.
Le sottili cornici in cotto che le impreziosiscono, rappresentano tranne l’ultima, quasi con certezza un falso storico di fine ottocento, in uno stile vicino al neogotico. Fatto unico è che queste decorazioni siano tutte quante di forma diversa: a ghimberga, ad arco orientale, trilobata, ad arco acuto. Questa composizione eclettica conferma una volta di più la fattura ‘recente’ di queste ultime.
Quasi certamente questo edificio, a fine Trecento, rientrava tra le proprietà di Giovanni Bertone dei Balbi; successivamente passò ad Andrea Bertone, come dichiarato nel catasto del 1442. Alla morte di Andrea la proprietà giunse, per lascito ereditario, ai due figli, Gianardo e Ludovico.
Gianardo Bertone, fu giurista in diritto civile e canonico e Consigliere dei Duchi di Savoia.
L’autorità e l’importanza del personaggio giustificherebbero la ricchezza dell’edificio, che al piano terra (dove ha sede l’orologeria e gioielleria Ceppi) presenta un pregevole soffitto a cassettoni sul quale sono dipinti stemmi di famiglie chieresi e non, figure allegoriche e ritratti con intenti caricaturali. Ad oggi è aperto solo il lato del negozio che da su via Vittorio.
Il gusto per le caricature non è una novità per questo periodo a Chieri; basti vedere il ciclo di affreschi della “Passione di Cristo” nel Battistero del Duomo (Guglielmetto Fantini, verso il 1435, con le figure di soldati e popolani), oppure il catasto del 1442, dove l’ignoto scrivano si diverte a disegnare a penna il ritratto di alcuni dei dichiaranti in versione satirica.
L’appartenenza dell’edificio ad una personalità civile e politica importante, avvalora l’ipotesi che la sala stessa fosse, in origine, destinata a riunioni pubbliche oppure fosse uno studio del giurista stesso. Un’altra conferma di questa anomala funzione a piano terreno era data dalla presenza di un grande camino decorato (oggi purtroppo scomparso).
Nei palazzi medioevali (disposizione che si conserva poi nelle varie epoche successive) il salone era situato di norma al primo nobile (il piano primo).
Il piano terreno veniva invece unicamente destinato ai locali commerciali o di servizio, e/o ai laboratori artigiani dei proprietari stessi o affittuari.
