Locanda del Leone
Questo edificio è oggi al numero 48 di via Vittorio Emanuele II.
Per tutto il XV e il XVI ebbe sede al suo interno la Locanda del Leone.
La notorietà dell’albergo nel XV secolo superava i confini piemontesi, infatti il pittore friburghese Jean Bapteur al servizio di Amedeo VIII, durante i suoi soggiorni tra il 1435 ed il 1436 per acquistare tela bianca ed altro materiale per i suoi lavori, scelse sempre quest’ultima tra le locande chieresi.
Questa casa nacque, nella configurazione attuale, nella seconda metà del XV secolo dalla fusione di due edifici precedenti, del più antico dei quali si conserva ancora, sul lato verso il cortile, una cornice ogivale dalle linee sobrie e prive di decorazioni, caratteristica delle abitazioni trecentesche.
Nella ristrutturazione tardo-gotica furono aperte nuove finestre con cornice in cotto, alcune delle quali con raffinate decorazioni floreali.
Le due case appartenevano alla famiglia Villa e fu presumibilmente Giovanni Villa ad avviare le opere di trasformazione, creando anche il passo carraio sulla via maestra, inconsueto per una casa quattrocentesca.
L’androne a botte venne arricchito, sul lato verso il cortile, con un bellissimo arco ogivale in cotto decorato a palmette, tuttora conservato.
In quell’epoca l’accesso dei mezzi di trasporto verso il cortile avveniva generalmente tramite un portico dalla via carrabile retrostante e non da quella principale. Il motivo di questa scelta si deve al fatto che l’edificio fosse destinato ad albergo per i viaggiatori e non ad abitazione privata; il passo carraio sarebbe quindi stato dedicato all’ingresso delle carrozze, mentre i carri per il trasporto delle merci accedevano al cortile da Via S. Domenico.
Risale forse ai lavori eseguiti dai Villa anche la scala elicoidale posta in una interessante torre ottagonale in mattoni a vista (simile a quella di casa Bertone) a lato del cortile, che ancor oggi serve per accedere ai ballatoi del primo e del secondo piano.
La planimetria complessiva venne impostata su una pianta ad L.
Fu molto rimaneggiata nel 1700, quando furono rifatti tutti gli interni.
Al piano nobile c’era un grande salone con soffitto a travi lavorate, ora ribassato e suddiviso, di cui restano ancora le porte settecentesche con sopraporte dipinte. Sull’ala si conservano ancora i soffitti in travi lavorate.
La facciata su via Vittorio presenta tre grandi bifore (in parte ridotte, ma ben conservate) al piano nobile, ornate di cornici munite di cordoli e di formelle in cotto a palmetta verso l’esterno, mentre la parte interna presenta una elegante ghiera concava. Al piano secondo, molto basso, si conservano alcune monofore decorate più semplicemente. I balconi sono frutto di interventi otto-novecenteschi.
I restauri più recenti:
Lavori di rifacimento del fronte principale (senza un attento recupero e restauro del carattere quattrocentesco) sono stati effettuati già negli anni ’50.
Gli ultimi lavori di restauro conservativo dell’esterno sono stati effettuati negli anni ’90.
L’edificio, oggi suddiviso tra diversi privati, ha beneficiato di interventi di ristrutturazione anche negli interni.
Ad oggi, il piano nobile ed il secondo piano accolgono abitazioni private mentre al piano terreno (voltato nel settecento), alla sinistra ed alla destra dell’androne hanno sede due esercizi commerciali.
