Torre Ferrero
Il settore urbano compreso tra via Vittorio Emanuele II (la via Maestra) ed il rio Tepice, nel tratto tra Piazza Cavour (dove sorgeva la Porta di S. Antonio) e via XX Settembre era occupato, nel Medioevo, dalle case dei Balbo-Bertone e delle famiglie a questi legate, per cui la stessa via principale in questa zona prendeva il nome di “contrada Balborum”.
In questa zona sorgevano almeno cinque torri (quella dei Boveti, in Via XX Settembre; quelle dei Bauzoni, dei Pescatori e dei Segnorini in Via Vittorio Emanuele, all’altezza tra Via XX Settembre e Via Balbo; quella dei Freisi nell’isolato tra Via Balbo e la Porta di S. Antonio).
Dalle fonti archivistiche non si conosce con esattezza la loro ubicazione. A partire dal Cinquecento tutte quante sono andate distrutte o in altri casi inglobate alla base di abitazioni (come nel caso di quella dei Bauzoni, al n.42 di via Vittorio, o del complesso di Palazzo Brea).
L’unica giunta intatta fino ad oggi è quella dei Freisi (forse coincidente con quella dei Segnorini). Nel dubbio sull’attribuzione di proprietà, il suo nome è stato accostato alla famiglia Ferrero, che nell’ultimo secolo ha avuto un proprio edificio a ridosso della stessa.
La presenza delle torri nei Comuni medioevali italiani fu conseguenza delle costanti dispute tra gruppi di famiglie, sia per l’accesso alle cariche cittadine, sia per la supremazia a livello economico e commerciale.
A Chieri vennero costruite a partire dalla prima metà del XII secolo ed in seguito abbattute dall’Imperatore Federico Barbarossa (gennaio 1155). Risorsero ancora più numerose, nonostante i divieti dei vescovi torinesi, fortemente influenti a politico e amministrativo. Per questo motivo le è stato attribuito l’appellativo di “Città delle Cento Torri”.
A partire dalla seconda metà del ‘200, furono strumento di difesa nelle feroci lotte tra i membri della borghesia uniti nella Società di San Giorgio (de non Albergo) ed i nobili della Società dei Militi (de Albergo, di cui facevano parte i Balbo-Bertone), intenti a difendere l’antico privilegio di governare la città.
I restauri più recenti:
La torre è stata restaurata negli anni ‘90 e, internamente, suddivisa in camere collegate da una scala a chiocciola per renderla fruibile a fini abitativi. In sommità vi è un salottino sotto-tetto, con decorazioni affrescate.
In origine tutta la costruzione si presentava priva di aperture, ad eccezione, come di consueto, una porticina posta al primo piano in corrispondenza del ballatoio della casa adiacente e alcune feritoie per dare luce alla scala interna che portava sul tetto.
Alla base sono stati destinati locali ad uso commerciale, che accolgono attualmente una libreria. L’ingresso su via Vittorio è stato aperto per dare unicamente un comodo accesso a questi ultimi.
