Palazzo Opesso


IMGP7955_web IMGP7957_web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si trova all’inizio della salita di via San Giorgio, in posizione rialzata rispetto a Piazza Mazzini.

Nel ‘300 fu di proprietà dei Mercadillo, che nel 1427 lo vendettero e nel ‘500 passò in proprietà della famiglia Opesso; nel 1738 Margherita Opesso lo portò parzialmente in dote a Giuseppe Riva che ne divenne gradualmente l’intero proprietario grazie all’acquisto dai diversi eredi della famiglia. Infine, nel 1750, fu acquistato dal Comune per adattarlo in parte a carcere e trasferirvi i detenuti, fino ad allora reclusi all’ultimo piano del palazzo comunale (palazzo Mercadillo).

Successivamente, sono state carceri mandamentali, soppresse dal pretore negli anni 1960, perché non più idonee né sicure.

 

L’ARCHITETTURA                                                                                                                                                                                                                      

Ha una struttura a “L”, a due corpiprincipali con tre piani fuori terra: altri due edifici minori, appartenenti allo stesso complesso, delimitano sugli altri due lati un cortile interno. L’ala su via San Giorgio termina con un corpo a pianta quadrata in cui si evidenziano i resti di una delle tante torri della Chieri medievale.

Fu costruito nel XIV secolo su una pree­sistenza, come si dedurrebbe dalla presenza della torre (seconda metà del XII sec.) affiancata ad un edificio che mostra due serie di finestre ogivali con cornice arcaica, ora tamponate, ma ancora leggibili sul tessuto murario del fronte verso la via.

Un aspetto curioso di questo palazzo è la presenza di una crota, un cunicolo sotterraneo che scende per venti metri nel sottosuolo, e si dirama a sua volta in tre gallerie; ognuna di queste termina con una camera, che veniva utilizzata per la conservazione delle carni. Questo sistema di cunico­li potrebbe far parte di una rete di gallerie sotterranee che avrebbero collegato i principali edifici privati e religiosi di Chieri nel medioevo.

 

I PRINCIPALI INTERVENTI STORICI

Un evidente intervento sull’edificio i Mercadillo lo operarono nel XV seco­lo, quando le monofore dell’ultimo piano furono sostituite da grandi bifo­re, seguendo il gusto architettonico del tempo.

Tra il 1750 e il 1770 si avvicendarono diversi progettisti, quali l’architetto Francesco Antonio Bellino e il misura­tore Carlo Giuseppe Vay, per studiare una ristrutturazione del palazzo al fine di adattarlo a carcere e a ‘Ufficio dell’Insinuazione’ istituito a Chieri nel 1610 e competente su tutto il territorio collinare circostante; dal 1862 venne sostituito dall’Ufficio del Registro.

La realizzazione dei interventi modificò il livello dei solai, portando l’ala verso la via da tre a quattro piani, quali oggi ancora sono, e ricavando, così, una serie di basse celle per i detenuti.

Le carceri vi rimasero fino al 1960, e negli anni a seguire il Comune ha limitato al minimo gli interventi di ripristino, vista la complessa suddivisione che era stata attuata per ricavare numerose e piccole celle.

Gli adattamenti a carcere hanno fortemente compresso della facciata dell’edificio, che è stato esposto ad una condizione di progressivo ed inevitabile degrado. E’ visibile al secondo piano la sostituzione delle primitive finestre con altre più grandi e più riccamente corniciate.

 L’Uffucio dell’Insinuazione

Fu un organo creato nel Piemonte sabaudo, con editto 28 aprile 1610, per raccogliere e conservare le scritture notarili. Notai e altri funzionari dovevano portare al “segretario dell’insinuazione e dell’archivio” copia dei propri atti, entro brevi termini, pagare la tassa relativa e ottenere la “fede” dell’avvenuta insinuazione. Quasi tutti gli atti di notai erano soggetti all’insinuazione: facevano eccezione gli atti sovrani, le quietanze della tesoreria ducale, alcuni atti di comunità; altre eccezioni vennero stabilite in seguito.

Duplice era dunque la finalità dell’insinuazione, di assicurare la conservazione degli atti notarili e di realizzare una nuova entrata per le finanze dello Stato. Lo prova la circostanza che l’insinuazione, già stabilita con editto 20 settembre 1603 in Savoia, per l’ostilità con cui venne accolta fu soppressa con successivo editto 7 gennaio 1626 ponendosi però a carico del ducato un’imposizione straordinaria.

 

I restauri più recenti

Negli anni successivi alla dismissione della sede carceraria, è stato venduto dal Comune a privati. L’ultimo atto di acquisto è del 2007.

La manica che si affaccia a destra sul cortile è invece ancora di proprietà del Comune ed al suo interno (con contributi regionali) sono stati realizzati alloggi di edilizia popolare.

Le ex carceri, attualmente chiuse ed in attesa di un restauro che le riporti al loro primitivo splendore, versano anche strutturalmente

in uno stato precario, a fronte del quale sono visibili al momento diverse puntellature d’urgenza.

 

Una ristrutturazione definitiva ha riguardato il basso fabbricato che si affaccia sul cortile interno, che è diventato uno degli spazi espositivi del Comune (è stata ricavata una Galleria Civica in cui l’Unione Artisti organizza delle mostre temporanee e workshops).

Durante le recenti opere di ristrutturazione dell’ala che da Via S. Giorgio si protende verso il paralle­lo Vicolo dei Macelli, sono state rinve­nute e restaurate tre bifore con corni­ci in cotto decorato, che risalgono, verosimilmente, a questa fase storica.

 

IMGP7961_web IMGP7960_web