Palazzo Valfrè


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Situato all’inizio di Via S. Giorgio, all’angolo con Via Giacomo Nel, il palazzo è uno degli edifici gotici chieresi che meglio ha conservato, sul fronte verso strada, la sua caratteristica di dimora patrizia tardo-medievale.

E’ stato costruito tra la fine del Trecento e i primi anni del Quattrocento dalla famiglia Mercadillo, che possedeva numerose altre proprietà (tra cui Palazzo ‘Opesso’) nei pressi di piazza Mazzini che, in passato, era nota come platea Marchadilli.

Per tutta la prima metà del XV secolo rimase di proprietà della famiglia Mercadillo, quindi fu venduto, nel 1451. Iniziò così un lento degrado dell’edificio, che subì, tra il XVI e il XVII secolo, diversi passaggi di proprietà, perdendo, anche ai fini catastali, il titolo di “palacium”.

Finalmente, alla fine del Seicen­to, venne acquistato dal conte Giovan­ni Antonio Valfredo di Vaudier, che lo scelse come sua dimorain Chieri. Da ‘Valfredo’ deriva quindi l’attuale nome Valfrè.

Durante il XIX secolo il palazzo passò ancora di proprietà tra due diverse famiglie (Barzochino; Bosio). Gli ultimi proprietari lo cedettero infine, nel 1967, per la somma di 6 milioni di lire, al Comune. Recentemente è ritornato di proprietà privata.

 

Qui, presso la bottega della famiglia Barzochino, si formò professionalmente il giovane Giovanni Bosco.

Al piano terreno del Palazzo si trovava il laboratorio di falegnameria dei Barzochino, famiglia di artigiani e artisti del legno fossanesi, trasferitasi a Chieri nel XVIII secolo. Qui il giovane studente Giovanni Bosco trascorse le ore libere dallo studio lavorando come apprendista, imparando così a piallare, squadrare, segare il legno e adoperare sapientemente tutti gli strumenti da lavoro.

 

La formazione in bottega e l’attività artigianale saranno esperienze fondamentali per il suo futuro, quando, dopo il sacerdozio, sarà promotore dell’apertura delle scuole tecniche e professionali, colmando il vuoto istituzionale lasciato in quel periodo dal Regno di Sardegna.

 

L’ARCHITETTURA E I PRINCIPALI INTERVENTI STORICI

L’edificio è stato costruito sul posto di una precedente casa addossata alle fortificazioni dell’an­tica rocca di San Giorgio.

La composizione, in alzato, è costituita da un portico al piano terra, e una successione di ampie bifore al primo piano alle quali corrispondono quelle più piccole del superiore loggiato.

Questo atrio porticato era in origi­ne posto ad un livello superiore rispetto al piano stradale e questa soluzione, è dovuta sia alla necessità di compensare il pen­dio della via, che scende verso Piazza Mazzini, sia alla preoccupa­zione di salvaguardare meglio dal fango della strada antica le botteghe li collocate.

Sotto la proprietà dei Valfrè, il portico venne tamponato, l’edificio sottomura­to e, dai tre piani originari, ne vennero ricavati quattro, modificando di conseguenza la quota dei soffitti e riducendo le luci delle fine­stre.

Sul retro, a lato del cortiletto che guarda verso S. Giorgio, vennero aggiunti alcuni corpi di fabbrica e costruita una seconda scala, di gusto barocco, simmetrica alla più antica, anch’essa rimaneggiata.

Così la residenza, che in origine doveva avere una pianta a L (con l’ala minore occupata da una tipica “scala-torre” gotica) venne modificata con l’aggiunta, dal lato del cortile, un’altra ala che formò così una “U”, riducendo notevolmente il cortile interno.

Negli anni ’50 il portone d’ingresso venne collegato direttamente con la strada e perciò rafforzato il piano di fondazione, risultandone cosi allun­gata e trasformata tutta la facciata.

 

I restauri più recenti

Il Palazzo è stato oggetto di un recente e completo restauro negli ultimi anni.

Durante gli interventi sono stati riprodotti alcuni degli elementi in cotto per le finestre, il cornicione, mattoni della facciata che hanno permesso unitamente ad un sapiente lavoro di posa, un recupero della facciata al suo originale e pregevole aspetto.

Dell’antico portico restano solo i pilastri a base circolare e i capitelli in pietra, purtroppo quasi del tutto erosi dal tempo.

Delle bifore, trasformate in finestre rettangolari più strette, resta la traccia della suddivisione dove si trovava la colonnetta.  

All’interno (non visitabile) si trovano stucchi ed affreschi, nonché notevoli soffitti lignei dipinti con motivi araldici in epoca seicentesca ed anch’essi completamente restaurati.

Nella parte retro­stante dell’ala destra è possibile scorgerenuovamente una loggia a due archi.

 

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